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Il castello di Govone è stata la residenza preferita da Carlo Felice e Maria Cristina di Savoia ed ora è tutelato dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Dalla sua posizione dominante, il castello presidia un panorama grandioso: ai suoi piedi la piana del Tanaro, intorno le colline delle Langhe, del Roero, del Monferrato e la catena montuosa delle Alpi con il sigillo imponente del Monviso. E’ in comunicazione visiva con altri castelli del Roero : Guarene, Magliano e Cisterna.
Del Castello di Govone si sono occupati gli architetti Guarino Guarini, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri sotto la committenza dei Signori del posto: i Solaro nel ‘700 e poi i Savoia nell’800.
Qui lavorarono lo scenografo di corte Fabrizio Sevesi, i pittori Luigi Vacca, Carlo Pagani, Andrea Piazza e l’ebanista Francesco Novaro, allievo del Bonzanigo, cioè le migliori maestranze piemontesi dell’Ottocento.
Elementi marmorei seicenteschi come altorilievi, bassorilievi, telamoni, satiri e statue provenienti dalla fontana d’Ercole e dal Tempio di Diana di Venaria Reale impreziosiscono lo scalone d’onore, le facciate e i giardini.
L’atrio è decorato con stucchi e con ovali marmorei di grande effetto scenografico.
Gli appartamenti del Re e della Regina conservano preziosissimi parquets in legno con motivi geometrici, splendidi soffitti affrescati dai pennelli di Carlo Pagani e Andrea Piazza raffiguranti scene mitologiche esaltanti le virtù della coppia regnante, e, nel salotto della Regina, sono ancora presenti le tappezzerie, le cornici, le boiseries originali ed una splendida porta scolpita e dorata.
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Il salone d’onore è quanto di più sontuoso si possa concepire, una sontuosità ottenuta da Fabrizio Sevesi e Luigi Vacca con l’ausilio del trompe-l’oeil, in tema di aulica monumentalità. Vi è raccontato il mito di Niobe nello sfondo di uno scenografico porticato corinzio eseguito con tale maestria da far fatica a negarne la tridimensionalità. Il pavimento è in prezioso marmo bianco e nero.
Gli appartamenti dei Principi e delle Principesse conservano la loro originaria struttura settecentesca e sono impreziositi da rari papiers peints cinesi d’epoca. Di documentata fattura cinese, queste carte da parati rappresentano pittoricamente i cicli della produzione del tè, del riso, della seta e della porcellana con tanta dovizia di particolari da poter essere considerate un vero documentario sulla Cina antica.
Il parco conserva le tracce di uno splendido settecentesco “giardino all’italiana” con parterre geometrici in bosso, fontane e pregiati esemplari di alberi secolari fra cui un romantico faggio pendulo ed un grande Fagus heterophylla.
Il roseto conta ben 236 varietà di rose antiche, di cui alcune rare, ed è impreziosito da gazebo ed obelisco in ferro battuto.
Pregevoli sono i viali monumentali che si snodano lungo il parco. Essi sono stati recentemente oggetto di un sapiente restauro.
L’Orangerie, ora adibita a sala convegni, è ornata da un colonnato con sovrapposti grandi vasi in pietra.
Nel parco si segnala una rarità: nel mese di marzo il sottobosco si tinge di rosso per la splendida fioritura di migliaia di tulipani selvatici della varietà Tulipa oculus solis, Praecox.
Piccolo gioiello barocco è la Cappella Reale (Chiesa dello Spirito Santo) che conserva pregevoli affreschi del Pagani ed un bel coro intarsiato.
La Chiesa parrocchiale, di stile romanico-gotico, ha belle vetrate istoriate, un prezioso altare del Vittone ed un organo del 1869, opera degli organari Collino di Torino.
Nella piana di Govone è conservato un mulino settecentesco con macine in pietra che presenta angoli di suggestiva bellezza.

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